Sopravvivenza a confronto: Survival, Prepping e Bushcraft

Lo stato di sopravvivenza si dichiara quando il cambiamento delle condizioni in cui ci troviamo determina una situazione di emergenza e di pericolo per la singola persona, per il gruppo o addirittura per l’intera società. Nel contesto a cui faremo riferimento si considera un’ampia scala di criticità e circostanze che possono susseguirsi in maniera più o meno improvvisa: incidenti in montagna, disastri aerei e naufragi, catastrofi naturali, epidemie, guerre civili, ecc..

Praticare la sopravvivenza significa sicurezza e prevenzione, preparazione, apprendimento di competenze e abilità; questo training viene svolto prima che arrivi l’emergenza ed è quindi necessario per poi poter contenere e superare la criticità e sopravvivere.

Tra le varie categorie di survivalisti esistono diverse teorie e approcci. Iniziamo però con il porci una domanda che riguarda sicuramente tutti:

Ogni survivalista ha delle motivazioni consapevoli e inconsce che lo spingono a praticare la sopravvivenza. Dipende innanzitutto da noi stessi, dalla nostra natura e storia di vita, dalle nostre possibilità, dall’interesse verso determinati argomenti, dalla curiosità o dalla voglia di “mettersi alla prova”. C’è da considerare anche una componente subordinata alla cultura storico-politica del Paese dove si nasce. Ciò che accomuna i survivalisti è la ricerca di strategie per raggiungere l’autosufficienza, prepararsi a livello psico-fisico per affrontare meglio il disagio e acquisire tecniche necessarie a preservare la propria vita. Tra le consuete caratteristiche dei survivalisti sono note: predisposizione all’adattamento, resilienza, manualità e praticità, cultura ed intelligenza, spirito di iniziativa.

Prima di rispondere facciamo un’analisi…

Chi sono i Survivalisti?

Il Survival negli Stati Uniti nasce come derivazione militare e boot camp, mentre in Europa ha una connotazione più ambientale e sportiva. E’ una disciplina contenitrice di attività outdoor e temi tecnico-scientifici come: orientamento, cartografia, nodologia, metereologia, botanica, zoologia, geologia, archeologia sperimentale, ecologia umana, alimurgia, sicurezza, primo soccorso, psicologia. Il Survival quindi ha un’ampia applicazione, è molto esperienziale e si svolge a contatto stretto con la natura.

Il survivalista preferisce avere una formazione de-specializzata per non avere barriere ed essere pronto ad adattarsi al cambiamento improvviso.

E’ fondamentale e prioritario avere buone condizioni di salute fisiche e mentali: allenamento, buona alimentazione e rigore sono all’ordine del giorno.

Nel Survival vengono considerate due strategie che si definiscono “sopravvivenza attiva” e “sopravvivenza passiva”. Con sopravvivenza attiva si intende quando in circostanze critiche ci si muove spostandosi nel territorio (spedizioni, migrazioni in auto-sufficienza, traversate nel deserto o nelle foreste). La sopravvivenza passiva invece è quando si sceglie o si necessita di rimanere temporaneamente in un luogo, fino a quando è possibile spostarsi o fino a che arrivano i soccorsi.

Per il survivalista il vantaggio di avere diverse competenze permette di sostituire il proprio sapere con l’attrezzatura da portare. Essere forniti di competenze tecniche e nozionistiche più che di materiali consente di ridurre il proprio equipaggiamento come peso e di non esserne vincolati. Infatti il survivalista fa affidamento a un tipo di zaino (detto B.O.B., bug-out bag) dove si concentra l’attrezzatura necessaria per affrontare le prime 72 h dell’evento.

Il rischio di chi pratica survival è molto serio: cadere nell’ostentazione di se stessi e nell’egocentrismo anche a discapito della natura. Attenzione a coloro che passano un messaggio di fanatismo ed esaltazione, non sono veri survivalisti!

Chi sono i Preppers?

Il Prepping è un movimento di persone che si organizzano e si preparano per affrontare eventi apocalittici come: disastri climatici-ambientali, guerre, contaminazioni nucleari o batteriologiche, crolli delle società ed esaurimento delle fonti energetiche, collassi economici e complotti politici, epidemie e pandemie.

Il movimento Prepping è nato nel secolo scorso in Gran Bretagna e negli Stati Uniti a causa delle minacce nel Mondo di guerre nucleari e a causa della diffusione del genere apocalittico nei film e racconti del periodo.

I preppers si organizzano principalmente durante la vita normale in previsione di un’eventuale o imminente emergenza, conservando beni (scorte alimentari, dispositivi di sicurezza e protezione, mezzi di difesa), ideando sistemi di autonomia di energia alternativa e progettando eventuali fughe.

Gran parte dell’attività del Prepping si concentra quindi prima dell’evento catastrofico, con la preparazione di liste ed inventari. Le scorte ed i rifornimenti vengono sistemati in scaffali per ottimizzare gli spazi.

I migliori preppers hanno un luogo specifico di stoccaggio dove stipare tutte le scorte e dove andare durante l’emergenza (detto B.O.L., bug-out location); a volte si tratta di un vero e proprio rifugio bunker o della propria abitazione (bug in). I generi più importanti da avere sono: alimenti a lunga conservazione, barili di acqua, medicinali e farmaci, carburante, prodotti per l’igiene, mascherine antigas, occhiali protettivi, guanti, tute antivirus, estintori, utensili da lavoro, prodotti chimici, strumenti di comunicazione, illuminazione e caricatori elettrici, strumenti elettronici ecc. Non mancano i mezzi per la difesa personale e di tutti i beni posseduti: tra i preppers è comune possedere armi e munizioni per difendersi dalle azioni di eventuali sciacalli e ladri.

La strategia principale del Prepping è quella di prevedere tutti i possibili contesti, garantire la propria auto-sufficienza più a lungo possibile e monitorare la situazione durante l’emergenza, eludere la mancanza di risorse e materiali che potrebbero mancare velocemente in commercio o raggiungere prezzi esagerati (esempi: amuchina e mascherine chirurgiche durante la pandemia Covid-19).

Per i preparatori gli obiettivi fondamentali sono: conquistare in anticipo le condizioni di sostegno per vivere l’emergenza in maniera più agiata, per loro e i propri cari. Al contrario di quanto si possa pensare, i preppers spesso sono delle madri di famiglia.

Il prepping, se esercitato in maniera sana, ha un effetto positivo anche dal punto di vista psicologico. Mentre se si perde il controllo mentale può diventare un loop ossessivo e angosciante. L’eccessiva suggestione genera egoismo incontrollabile, proiezioni estreme e improbabili (guerre contro alieni, invasione degli zombi).

Bushcraft! …cioè?

Il termine Bushcraft si è originato nel 1800 in Europa centrale e del nord, dalla parola olandese bos che significa foresta. Letteralmente bush = cespuglio inteso come zona boschiva selvaggia e craft = mestiere inteso come abilità e creatività. In Italia si sta diffondendo in questo ultimo decennio.

Chi pratica Bushcraft vuole vivere nella natura, reperire tutto il necessario rifornendosi dal bosco e lavorare materiali naturali: legno, pietre, parti animali e vegetali. L’equipaggiamento è essenziale ma ricercato e in sintonia con lo stile “bush” e vintage. Sono caratteristici i fornelletti da campo, chiamati bushbox, costruiti da materiali di scarto e le bushshirt: coperte di lana utilizzate come giacche a vento (wool anorak). Non mancano inoltre particolari teli-tenda, asce e coltelli artigianali con le rispettive custodie in pelle.

Nel bushcraft molte delle tecniche utilizzate derivano da antichi mestieri di artigianato che oggi si stanno perdendo: intreccio di fibre vegetali e tendini animali, lavorazione delle pelli e delle ossa, creazione di colle naturali, lavorazione dell’argilla, filatura della lana. C’è un notevole richiamo alle arti manuali, anche come semplice forma di hobby e come occasione di benessere e di stare all’aria aperta.

Questa forte interazione uomo-natura si ritrova nella riscoperta delle tecniche primitive come mezzo di sopravvivenza: accensione del fuoco a percussione con pietre focaie, a frizione con archetto (bow drill) e a mano (hand drill); scheggiatura della selce per ricavare punte e arnesi da taglio; costruzione di utensili da caccia antichi: arco di legno (longbow), atl atl, fionde e frombole; lavorazione del legno per la costruzioni di arnesi e contenitori come la kuska — celebre tazza finlandese tanto di moda tra i bushcrafter. Realizzazione di ripari (shelter) e casette in legno (log cabin) dove vivere per brevi o lunghi periodi. E come ultimo, non per importanza, abbiamo le tecniche di cottura del cibo al fuoco (cucina trappeur).

Il mondo del Bushcraft è invaso da termini britannici e nord europei di uso comune anche in Italia dove sono nate parole italianizzate per definire in maniera rigorosa le tecniche, come: batonare e choppane. Si usa dire batoning (dall’inglese baton = bastone) per specificare la tecnica di spaccare legna utilizzando un plausibile martello per colpire una lama contro il legno da separare. Il chopping quando la lama viene utilizzata a mo’ di ascia per tagliere legna.

La filosofia di vita Bushcraft rispecchia in qualche modo il metodo downshifting (vivere in semplicità) contemplato in sopravvivenza come strategia di ripresa dopo eventi catastrofici o collassi economici.

Se invece il Bushcraft viene preso solamente per la soddisfazione di acquistare l’attrezzatura di tendenza (che non si ha ma che si vuole) solo per una designazione di se e pensare che ciò basta per sentirsi bushcrafter, assume uno scopo totalmente fine a se stesso.

Adesso abbiamo più informazioni e possiamo rispondere alla domanda:

Survival — Prepping — Bushcraft…chi ha ragione?

Tutti e nessuno!

Le categorie Survival, Prepping e Bushcraft hanno grosse aree di sovrapposizione. Quale tra i tre sistemi sia la soluzione migliore per sopravvivere non è determinabile a priori. Dipende dal tipo di avvenimento, dalle circostanze, dall’ambiente, dall’errore umano. Sono diversi approcci alla sopravvivenza, cambiano le priorità ed il contesto ambientale.

Non è la specie più forte a sopravvivere, né la più intelligente, ma quella più pronta al cambiamento
(Charles Darwin)

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